Il razionale della terapia focale deriva dal fatto che i trattamenti cosiddetti Whole Gland, cioè di asportazione completa della prostata sono estremamente lesivi per i nervi cavernosi e loro sfintere urinario, portando quasi sempre a impotenza, sempre a perdita dell’eiaculazione e spesso a incontinenza urinaria.
Partendo dal principio applicato nella mammella femminile, dove si è passati dal praticare mastectomie radicali estremamente lesive alle meno invasive quadrantectomie, si è voluto cercare di applicare questo concetto anche alla prostata e questo addirittura a maggiore ragione per le peculiarità di questo tumore. Quali sono queste peculiarità?
La terapia focale in questo senso costituisce il trasferimento del paradigma di successo della mammella alla prostata, ma con molti più benefici.
La verità è che l’esame patologico delle prostate asportate in questi decenni ha rivelato che il tumore prostatico è spesso multifocale, ma una sola è la lesione tumorale che influenza il decorso della malattia.
Questa lesione è definita index lesion ed è quella di maggior volume.
La maggioranza delle lesioni satellite sono a basso grado di aggressività e piccole e quindi del tutto indolenti.
Il trattamento con terapia focale consente di trattare la sola index lesion conservando la maggioranza della prostata e delle strutture circostanti senza quindi danneggiare la continenza e l’erezione.
Come avviene questo trattamento? Possono essere utilizzate diverse fonti fisiche
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